26 Ottobre 2019

Stefano Pietro Paolo Mongiusti
Compositore e pianista
Nato a Cesena il 20 maggio 1981, Stefano Mongiusti è un compositore e pianista italiano dall’identità artistica profonda e originale. Cresciuto in una famiglia intrisa di musica – il padre Secondo Roberto Mongiusti era chitarrista, cantante e impresario – manifesta fin da giovanissimo una sensibilità musicale fuori dal comune. Inizia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni, sviluppando da subito un rapporto spontaneo e viscerale con lo strumento.
La sua formazione, seppur fuori dai canoni accademici tradizionali, si arricchisce in modo decisivo all’Istituto Musicale “Arcangelo Corelli” di Cesena, sotto la guida della prof.ssa Elena Giovannini, rinomata concertista e direttrice dell’istituto. Questo ambiente rigoroso e stimolante contribuisce a forgiarne una visione musicale eclettica, aperta alla contaminazione tra generi e alla ricerca personale.
La produzione di Mongiusti spazia con naturalezza dalla musica strumentale solistica a quella corale e sinfonica, includendo incursioni nella musica popolare, nell’hip hop orchestrale e nella musica lirica e operistica. Le sue composizioni si distinguono per l’intensità emotiva, l’eleganza del linguaggio e l’abilità di fondere elementi classici e contemporanei.
Tra le sue opere più note:
"Hiroshima", struggente composizione per pianoforte dedicata alle vittime dell’atomica;
"Origami", omaggio alla figura di Sadako Sasaki, simbolo della pace;
"La Romagnola", valzer ispirato alle atmosfere e alla cultura della sua terra natale.
Nel corso della carriera ha ricevuto apprezzamenti da personalità del calibro di Oliver Stone, con il quale ha collaborato in diversi eventi, il Maestro Claudio Abbado, Michael Nyman e Ennio Morricone. La sua musica ha inoltre riscosso l’ammirazione di figure pubbliche internazionali come il Presidente Barack Obama, il Presidente Bill Clinton e Sua Altezza Reale il Principe Harry, che hanno espresso parole di stima per la sua opera.
Un momento particolarmente significativo è arrivato nel 2015, in occasione del 70º anniversario del bombardamento di Hiroshima: il Sindaco della città ha voluto onorare Stefano Mongiusti esponendo un suo ritratto con targa d’oro presso il Museo della Pace, accanto ad altri artisti internazionali, come riconoscimento del valore simbolico della sua musica nel promuovere la memoria e la pace.
Di indole riservata, Mongiusti ha alternato per anni l’attività concertistica a quella compositiva, finché nel 2014 ha scelto volontariamente di ritirarsi dalle scene, dedicandosi completamente alla scrittura musicale in una dimensione privata e intima. Le sue opere sono documentate da numerose esecuzioni live e pubblicazioni disponibili online, soprattutto sul suo canale Facebook e YouTube, dove continua a condividere la sua arte con un pubblico in continua crescita.
Con uno stile inconfondibile, un forte legame con le radici culturali italiane e una profonda carica emotiva, Stefano Mongiusti è oggi una voce unica e autorevole nel panorama della musica contemporanea.
Come disse una sua concittadina:
"È un monumento che cammina."
(N.D.Heller)

L’Eremita dei Tasti: S. Mongiusti e l’Arte del Silenzio
di Redazione Cultura - IL CORRIERE
Esistono talenti che non chiedono permesso, che si muovono lungo i margini della visibilità con la naturalezza di chi abita un altro secolo. È il caso di S. Mongiusti, una figura che nel panorama musicale e letterario contemporaneo appare come un’anomalia colta, un frammento d’Ottocento precipitato nel frastuono della modernità.
Il suo iter, lontano dai binari rassicuranti delle istituzioni, è segnato da un episodio che oggi, alla luce della sua carriera, appare quasi profetico. Giovanissimo, Mongiusti si presentò alle porte del Conservatorio "Bruno Maderna" di Cesena per l'esame di composizione. La sua colpa? Provenire dall’Istituto Corelli, una delle scuole più antiche d'Italia, ma "esterna" al circuito accademico cittadino di allora. Il direttore dell'epoca, in un gesto di ottusità burocratica, scelse di non ascoltarlo nemmeno.
Fu la sua insegnante, la Maestra Elena Giovannini, a intuire che quel rifiuto non era una fine, ma un preludio. Lo spinse verso il Conservatorio di Bologna, dove la musica di Mongiusti non trovò solo ascolto, ma un’ovazione spontanea da parte dei docenti. Da quel momento iniziò un percorso di perfezionamento sulla musica applicata e sinfonica, collaborando silenziosamente con giganti del cinema internazionale come Warner Bros, Tristar e Paramount. Eppure, nonostante il richiamo di Hollywood, Mongiusti ha sempre mantenuto un rapporto conflittuale con il palcoscenico: ha tenuto concerti quasi "controvoglia", spinto più dal dovere verso l'arte che dal desiderio di apparire.
Il suo carattere, schivo e profondamente solitario, lo tiene a debita distanza dalle serate di gala. Questo suo rifiuto della mondanità lo ha portato a rompere con importanti case discografiche che tentavano di mercificare la sua figura: per lui la musica deve restare "un bene di tutti", un ideale che difende con fermezza quasi ottocentesca.
Questa autenticità ha esercitato un fascino magnetico sui grandi del Novecento. È stato musa e collaboratore per letterati; il suo nome appare tra le dediche di romanzi di pregio. Indimenticabile il legame con Alda Merini: la poetessa lo chiamava spesso nel suo appartamento milanese perché lui potesse, con il suo tocco, "scaldare i vecchi tasti del suo triste pianoforte". Un’amicizia nata tra le mura dei Navigli e interrottasi solo con la scomparsa della "piccola ape furibonda".
Ma se in Italia Mongiusti sceglie l'ombra, il mondo ne ha celebrato la luce. La sua musica ha trovato in Giappone una culla d'elezione, trasmessa per mesi dalle reti nazionali nipponiche. Un successo culminato in un'onorificenza del Ministero della Cultura giapponese: la sua immagine è stata incisa su una targa d'oro, associata ad artisti internazionali in occasione della commemorazione della bomba atomica su Hiroshima.
S. Mongiusti resta così: un artista globale che preferisce la solitudine alla ribalta, un uomo che scrive per necessità interiore e che, nonostante gli sforzi per restare invisibile, continua a lasciare un'impronta indelebile nella cultura del nostro tempo.
D.Visconti
"La musica è un bene dell'anima che non conosce padroni; io ne sono solo il custode silenzioso."
S. Mongiusti

LA VOCE
Lunedì 09 Giugno 2014
LA SUA MUSICA HA CATTURATO I GIAPPONESI
CESENA(U)TI. Il brano "Hiroshima" suonato nelle celebrazioni ufficiali della strage. Anche dalla Russia chiedono gli spartiti di questo 33enne. "Nella mia testa suono più strumenti di quanti ne esistano"
Con la passione per la musica c'è nato. Ce l'aveva già nel sangue quando trentatré anni fa è venuto alla luce. Lui, Stefano Mongiusti, classe 1981 di Cesena, formatosi fin da quando aveva appena 4 anni, all'Istituto Corelli, quindi ai Conservatori di Ferrara e Cesena, oggi è un giovane compositore che inizia ad annoverare successi anche all'estero. Dalla Russia sono interessati ai pezzi, in Giappone il suo "Hiroshima" è suonato in tv.
Mongiusti, se lei dovesse presentarsi, come si definirebbe? "Sono un compositore, uno che vive scrivendo la musica che gli ronza continuamente nella testa. Se mi chiede se ci sono diventato o se ci sono nato così, le rispondo: ci sono nato. Non c'è altro che possa fare se non comporre le melodie che talvolta sopraggiungono inaspettatamente. A volte mi sembra quasi una condanna... Nono ho scampo da questo impulso, è la mia natura. Non ho mai studiato composizione, pensi un po'. Al Conservatorio di Cesena fui scartato al primo esame di composizione, tentai di applicarmi nello studio della materia da autodidatta. Qualche anno più tardi invece superai un esame di ammissione per il corso di composizione, al Conservatorio di Bologna, ma purtroppo per motivi familiari ho dovuto rinunciare".
Come è nata la sua passione per la musica? "E' nata con me. Da bambino ero completamente rapito dal pianoforte che era nella mia scuola elementare, ma non si poteva toccare, era chiuso a chiave. Una bidella, durante la ricreazione, mi faceva entrare di nascosto, probabilmente si accorse della mia passione per la musica e che non m'interessava giocare nel parco con gli altri bambini. Io volevo suonare. Poi, il mio carissimo zio Giuseppe mi regalò una tastiera elettronica, e da lì cominciai ad inventare o riprodurre pezzi classici ad orecchio. Avrò avuto più o meno sei o sette anni".
Suona solo il pianoforte o anche altri strumenti? "Dipende. Se mi chiede cosa suono con le mani, sì, solo il pianoforte, e un po' il violino, strumento che amo molto. Ma se mi domanda quanti strumenti suono nella mia testa, probabilmenti più di quanti ne esistano. E' un delirio, qui dentro. Uno strumento che vorrei studiare ora è sicuramente il violoncello".
Quanti brani ha composto fino ad oggi? "Una ventina, contando solo quelli che ho scritto su carta, non tenendo conto di quelli che sono volati via dalla mia testa o quelli che ho dato alle fiamme in momenti particolari. Dai miei primi studi per pianoforte, le musiche per piano solo, fino alle composizioni orchestrali come 'Origami' e il recentissimo 'Quartetto per Archi n.1 in Re minore', di cui ho terminato l'altra notte il IV ed ultimo movimento".
Ha riscosso anche successi internazionali, in particolare in Giappone con il brano "Hiroshima". Ci racconti come è andata. "Grazie al web. tutta la musica che scrivo è di tutti, quindi ne condivido partitura e stralci di esecuzione con tutti. Avevo composto questa musica per piano, dal titolo 'Hiroshima', dedicata all'immane tragedia. E sono finito in una pubblicità in tv, per celebrare l'anniversario della strage. Lo scorso mese in Giappone hanno suonato la mia musica, ancora, nel corso di un evento organizzato dal celebre produttore e documentarista Ippei Kobayashi. Mi è arrivata infatti conferma che il 6 e 8 agosto, in occasione della ricorrenza, a Hiroshima si terrà un evento dove sarà eseguita la mia partitura per pianoforte. Sui manifesti e le brochure sarà pubblicato un mio breve messaggio per la pace".
Anche in Russia l'hanno notata... "Sì, a San Pietroburgo. Il Quartetto Nevky è interessato alla mia partitura 'Quartetto per Archi n.1 in Re min. Op.16', che è già in fase di studio. Sarebbero felici di eseguirlo quanto prima nelle loro tournée in Russia".
Uno dei suoi primi brani pubblicati è stato "La Romagnola". Da cosa è stato ispirato? "Avrò avuto una ventina d'anni, ero in Germania, a Monaco. E pensavo alla mia Cesena. Al suo splendore, alla sua storia, alla cultura Malatestiana, alla ricchezza delle sue canzoni popolari, ai valzer alla Casadei, alla sua generosità, alla semplicità dei suoi cittadini e alla fierezza di chi ha combattuto per la nostra libertà. Ecco, è un inno a tutto questo, la Romagnola".
Oggi è possibile vivere di musica? "No, non si può. A meno che tu non sia molto ma molto famoso e che non suonino regolarmente la tua musica in concerti e film o pubblicità. Io non vivo di musica, eppure la musica è tutta la mia vita".
Cosa si sentirebbe di dire ai ragazzi che oggi si approcciano alla musica classica? "Di credere nella bellezza della musica che tanto li incanta e che un domani darà loro il conforto di cui tutti nella vita abbiamo bisogno, e di non lasciare mai e poi mai che qualcuno tenti di buttarli giù nel loro percorso. Perché la musica è anche questo, un atto eroico uno strumento per abbattere il marcio che ci circonda e sollevarci in un mondo superiore".
C'è una location a Cesena dove vorrebbe sentire i suoi brani? "Alla Rocca. Mi piacerebbe tanto che si suonasse lì, in quel posto magico, dove ho ideato il primo movimento del mio quartetto per archi, mentre passeggiavo accanto alla donna di cui mi stavo innamorando"