CERCATORE DI ARMONIE – PERCHE’ COMPONGO

15 Ottobre 2020

C'è un momento, prima che le dita tocchino i tasti, in cui la musica esiste già. Non ancora come suono, ma come possibilità. Come tensione nell'aria. È in quel momento che capisco perché suono.

Ho iniziato a studiare pianoforte da bambino, seguendo una strada già segnata dalla famiglia. Ma la musica non è diventata mia per eredità — è diventata mia nel momento in cui ho smesso di suonare quello che mi veniva chiesto e ho cominciato ad ascoltare quello che cercava di uscire.

Comporre significa, per me, tradurre silenzio in suono. Non riempire il vuoto — abitarlo. Ogni pausa in una partitura è importante quanto le note che la circondano. Forse di più.

Sono un cercatore di armonie. Non solo nel senso tecnico del termine — anche quello, certo — ma nel senso più largo: cerco il punto in cui due cose distanti trovano un modo per stare insieme senza annullarsi. È quello che provo a fare con ogni composizione per pianoforte.

Se sei arrivato qui, forse anche tu cerchi qualcosa nel suono. Benvenuto.

​Il Suono dell'Assenza: Genesi di una Resistenza

​Tutto è cominciato nel silenzio di una negazione. Mentre il mondo fuori seguiva l'aritmetica rassicurante dei giochi d'infanzia, io cercavo un varco verso un altrove che non sapevo ancora nominare. Il mio primo rifugio non fu una scelta, ma una concessione clandestina: la "sala proibita" dell'Istituto Ludovico Almerici Montevecchi di Cesena. In quel collegio che pareva fermare il tempo, esisteva un confine segreto che solo la premura di Tiziana, la bidella, mi permetteva di valicare durante l'ora di ricreazione. Mentre i miei coetanei occupavano lo spazio con il rumore di una socialità che mi era estranea e spesso ostile, io venivo introdotto di nascosto davanti a un vecchio pianoforte. In quella penombra, lontano dal bullismo e dall'incomprensione di chi voleva ridurmi alla mediocrità di un flauto dolce, ho capito che la musica non era un passatempo, ma l'unico linguaggio capace di tradurre la mia solitudine in una sfida eroica verso la luce.

​"La musica è stata la porta socchiusa in un mondo che voleva restare sigillato; il mio primo atto di libertà è nato in una stanza dove non avrei dovuto essere."

​(S.Mongiusti)

​Lo Strappo: Il Silenzio dei No

​Mentre i miei insegnanti riconoscevano in me una vocazione che premeva per uscire, suggerendo con insistenza il Conservatorio o il Liceo Artistico, le loro voci morivano contro il muro di un’indifferenza domestica impenetrabile. Ero un ragazzino totalmente abbandonato a se stesso, un’anima che chiedeva solo di essere indirizzata e che riceveva, in cambio, il peso di scelte non sue. La mia prima forma di ribellione non fu urlata, ma istintiva e profonda: rifiutavo i dogmi di un sistema che voleva incasellarmi nella mediocrità di un futuro già scritto. Ma la risposta a quel desiderio di bellezza fu brutale. Appena terminate le medie, fui trascinato lontano dai tasti e sbattuto tra i fumi di un'officina metalmeccanica. Le mie lacrime di tredicenne rimasero invisibili tra il rumore delle macchine e il freddo del ferro; i "no" che mi piombarono addosso non erano semplici divieti, ma tentativi di cancellare la mia identità. Eppure, proprio in quell'abbandono, tra il sudore di un lavoro forzato e la negazione di ogni studio formale, ho imparato la lezione più dura: se il mondo non mi concedeva un posto, avrei dovuto costruirmelo da solo, un mattone di note alla volta.

​"Non mi hanno permesso di studiare la luce, così ho imparato a trovarla nel buio di un’officina, trasformando il rumore dei macchinari nell’eco di una sinfonia negata."

​(S.Mongiusti)

​La Notte come Alleata: Lo Studio Clandestino

​La fatica fisica dell’officina non riuscì a piegare la mia fame intellettuale; al contrario, la rese più affilata. Costretto a un presente meccanico, trasformai le ore destinate al riposo in un laboratorio di sopravvivenza dello spirito. Mentre il mondo dormiva, io mi riducevo a studiare da autodidatta, rubando tempo al sonno per nutrire quella parte di me che i "no" non erano riusciti a soffocare. È stata una disciplina dell'ombra: libri di psicologia, biografie di chi ce l’aveva fatta, e la teoria musicale studiata su fogli sparsi tra un turno e l'altro. Questa perdita sistematica del riposo, durata anni, ha finito per modellarmi: l'insonnia non era più un disturbo, ma la mia condizione naturale di veglia. È stato questo paradosso a spingermi verso il mondo alberghiero e la carriera notturna. Abitare la notte come Night Auditor non è stata una fuga, ma una coerenza: il silenzio dei corridoi vuoti è diventato lo spazio ideale per continuare a pensare alla musica, per scriverla mentalmente mentre fuori regnava l'oscurità. Ho imparato che la luce non serve per vedere, se hai abbastanza musica dentro per illuminare la strada.

​"Ho trasformato l'insonnia in un privilegio: mentre gli altri sognano la vita, io uso la notte per dare una struttura al mio destino."

​(S.Mongiusti)

L’Invisibilità del Merito: Tra Applausi e Rinunce

​In questo cammino solitario, la mia musica ha iniziato a camminare lontano, spesso senza il mio nome a farle da scorta. Ho vissuto l’esperienza paradossale di vendere le mie creazioni a chi cercava un’anima che non possedeva, accettando che altri rimpiazzassero la mia firma con la propria. È un compromesso frequente in questo mondo, un tributo pagato alla necessità, ma che non ha tolto nulla alla potenza del mio linguaggio. Anzi, il valore di ciò che scrivevo ha trovato conferme altissime: elogi e riconoscimenti da parte di figure di primo piano nel mondo dello spettacolo e della musica, menti capaci di leggere oltre la superficie. Eppure, quegli applausi arrivavano a un uomo che aveva imparato a chiudersi in se stesso, forgiato da anni di negazioni e da un ambiente dove la mia voce non era mai stata considerata. Ho scelto di restare nell'ombra, di abitare la notte non solo per lavoro, ma come scudo contro un sole che per troppo tempo mi aveva scottato senza illuminarmi. Vivo in una solitudine rigorosa, fatta di ore piccole e silenzi densi, dove l'unica verità che conta è quella che vibra tra i tasti quando nessuno guarda.

​"Ho venduto le mie note per proteggere la mia libertà, scoprendo che la gloria degli altri è solo un rumore lontano rispetto alla verità di un'idea che nasce dal silenzio."

​(S.Mongiusti)

​La Primavera del Riscatto

​Dopo anni trascorsi a costruire muri di silenzio e a cercare nella notte un rifugio sicuro, è accaduto l'imprevisto. Proprio quando mi ero rassegnato a una solitudine fatta di spartiti senza nome e di ore piccole, è apparsa un'anima capace di scorgere la luce dietro le mie ombre. In lei ho trovato lo specchio di una rinascita che non credevo più possibile. Questa presenza mi ha restituito il coraggio di non limitarmi a esistere tra le pieghe del tempo, ma di abitare finalmente il mio presente con una voglia di vivere autentica. La mia musica, che per decenni è stata una sfida eroica verso il riscatto e una fuga dalla solitudine, oggi vibra di una consapevolezza nuova: non compongo più solo per resistere al dolore del passato, ma per celebrare la libertà che ho conquistato. Ho scoperto che si può rinascere a ogni età, se si ha il coraggio di lasciare che qualcuno riconosca la nostra melodia interiore. Oggi, guardo a quella "sala proibita" della mia infanzia non più come a un luogo di fuga, ma come al seme di una libertà che finalmente ha trovato il suo cielo.

​"L'amore è l'unica armonia capace di liberarci dalle catene del passato, trasformando ogni nostra ferita nell'accordo perfetto di una nuova, infinita libertà."

​(S.Mongiusti)